Il peperino, lapis ciminus, è una tipica roccia di origine vulcanica particolarmente diffusa nel Lazio e per la precisione nell’area intorno a Viterbo e sui Colli Albani. Deve il suo nome al fatto di presentarsi con un colore di fondo di varie tonalità di grigio, puntellato da particelle nere (biotite) simili a granelli di pepe, appunto.

Provenienza del peperino

La sua formazione è legata all’intensa attività vulcanica di tutta la zona di riferimento che ha prodotto lave che nel corso dei secoli non solo si sono solidificate ma sono andate incontro a complessi cambiamenti fisico-chimici, legati al calore ed alla pressione, che hanno permesso la formazione di una roccia particolarmente resistente a varie sollecitazioni ma altrettanto facile da lavorare.

I materiali provenienti dalle eruzioni del vecchio vulcano Cimino, infatti, si sono cementati fra loro includendo differenti particelle; non solo, perché proprio in virtù della sua formazione, nel peperino non è raro trovare inclusioni di altri tipi di minerali ma anche di sostanze di origine vegetale (residui di legno o parti di piante) ed animale (resti di piccoli vertebrati o invertebrati).

Quindi il peperino è tipico dell’attuale monte Cimino e di alcune zone limitrofe. Come accennato il colore predominante del peperino è grigio chiaro o grigio scuro; più raro e pregiato, invece, è quello rosa che si trova esclusivamente a Soriano nel Cimino dove, tra l’altro è presente anche la varietà grigia della migliore qualità.

Storia del Peperino

Il suo utilizzo risale ad epoche lontanissime poiché era un materiale noto fin dal Paleolitico; gli Etruschi, poi, erano soliti impiegarlo per la costruzione dei sarcofaghi, gli antichi Romani lo usavano in gran parte degli edifici ed in epoca medievale e rinascimentale era il materiale maggiormente usato per l’edificazione di palazzi di pregio, impiegato in blocchi.

Un esempio è rappresentato proprio dal centro storico di Viterbo che mostra case private ed edifici pubblici costruiti con peperino grigio scuro. Del resto, gran parte del Lazio è di origine vulcanica, basti pensare alla zona dei Castelli Romani, al lago di Albano ed a tutta la zona circostante dove si trovano tutt’oggi importanti cave dalle quali si estrae il peperino che, insieme tufo, rappresenta il materiale più usato nella zona.

In gran parte degli edifici di epoca romana è possibile rinvenire il peperino fra i materiali di costruzione; è sufficiente recarsi presso il Carcere Mamertino oppure nella zona del Campidoglio o, ancora, si può osservare il basamento originale del Mausoleo di Adriano (Castel Sant’Angelo). In epoche successive, con il peperino sono stati edificati vari palazzi di particolare interesse storico ed architettonico sia a Roma, sia nella zona dei Castelli Romani. Fra questi vi sono, ad esempio, Palazzo Brancaccio, il ponte di Ariccia e diverse parti di Palazzo Colonna. Per questa zona del Lazio l’importanza storica ed economica del peperino è testimoniata anche dal fatto che per alcuni anni, fino al 1990, il comune di Marino ha organizzato addirittura una Biennale della Pietra, con esposizione di opere di artisti internazionali. Bisogna anche considerare come oggi il peperino sia particolarmente apprezzato all’estero con una notevole richiesta da parte del Canada, del Giappone e del Medio Oriente.

Esempio di lavoro con peperino